Riporto ora un articolo di un mio amico, vinrock, che solitamente scrive nel suo interessante blog.
"La settimana scorsa ho visto un documentario musicale veramente ben fatto, What the world is waiting for: Indie 1980-2007, prodotto lo scorso anno dalla BBC. Il filmato fa parte di una serie intitolata Seven ages of rock.
"La settimana scorsa ho visto un documentario musicale veramente ben fatto, What the world is waiting for: Indie 1980-2007, prodotto lo scorso anno dalla BBC. Il filmato fa parte di una serie intitolata Seven ages of rock.
Il documentario testimonia alla perfezione come in Inghilterra la cultura musicale sia tenuta in una ben diversa considerazione rispetto all'Italia.
Senza ombra di censure si metteva in evidenza come la scena house di fine '80 sia fortemente legata alla diffusione di nuove droghe e di nuovi riti tra i giovani; senza ombra di censura Noel Gallagher snocciolava una serie inimmaginabile di fuck e senza censura i giornalisti intervistati criticavano band di successo come Coldplay o Embrace.
Ve lo immaginate Mollica che critica il singolo nuovo di Cesare Cremonini?!??!
Il documentario parla della musica indipendente inglese focalizzandosi sui gruppi che hanno segnato tappe importanti nella sua evoluzione musicale e sociale: gli Smiths all'inizio degli anni '80 non propongono la solita immagine del gruppo di successo a Top of the Pops, e appena finita la registrazione tornano nella loro Manchester a tenere un concerto per festeggiare con il loro pubblico.
Il gruppo ha completa libertà nelle proprie scelte discografiche e di immagine e i loro concerti vedono il pubblico partecipare salendo sul palco: il gruppo si riallaccia all'estetica punk in cui il cantante non è una star.
Si passa poi a trattare di un altro gruppo di Manchester, gli Stone Roses che con il loro modo di fare spesso arrogante e il loro suono da ballare impostano una nuova immagine di band che vuole e può avere successo. Il gruppo però ha diverse difficoltà e si scioglie dopo il secondo album lasciando il panorama inglese di inizio anni '90 in preda al Grunge americano.
È in questo clima che si inizia a sviluppare il Brit Pop: con gruppi come Suede, Blur e Oasis l'indie riesce ad entrare nelle case di tutti, anche al di fuori dell'Inghilterra, trasmesso dalle televisioni e dalle radio di mezzo mondo.
Il documentario punta molto sull'importanza del concerto che gli Oasis hanno tenuto a Knebworth nel '96 di fronte a 250.000 persone. È indicativo di una questa situazione il fatto che questo sia stato più grande concerto della musica inglese.
L'indie si celebra con un concerto che neanche i Queen avevano organizzato. Non è una vera e propria contraddizione, il documentario non punta il dito contro gli Oasis, ma segna senza dubbio una svolta considerevole: dopo che Wonderwall è diventata un successo internazionale molti gruppi indipendenti hanno provato a proporre ballate melodiche, trovando spesso il successo internazionale.
Arrivati a questo punto l'indie aveva assolutamente cambiato faccia, sono stati i Libertines all'inizio del nuovo millennio a riallacciarsi al lavoro degli Smiths: uno stretto legame con il pubblico favorito anche da un uso sapiente di internet, tanta voglia di suonare ovunque improvvisando concerti anche nelle case dei propri fan.
Negli ultimi anni diversi sono i gruppi che, rinvigoriti dallo spirito dei Libertines, proseguono su questa strada: Franz Ferdinand, Kaiser Chiefs, Babyshambles.
A rendere interessantissimo il documentario non sono solo gli spezzoni da concerti o trasmissioni televisive d'epoca, quanto gli interventi dei protagonisti (Johnny Marr, Noel Gallagher, Mani, Peter Doherty, Brett Anderson, Damon Albarn, il produttore Stephen Street e diversi giornalisti dell'NME, tra gli altri)". vinrock.
Senza ombra di censure si metteva in evidenza come la scena house di fine '80 sia fortemente legata alla diffusione di nuove droghe e di nuovi riti tra i giovani; senza ombra di censura Noel Gallagher snocciolava una serie inimmaginabile di fuck e senza censura i giornalisti intervistati criticavano band di successo come Coldplay o Embrace.
Ve lo immaginate Mollica che critica il singolo nuovo di Cesare Cremonini?!??!
Il documentario parla della musica indipendente inglese focalizzandosi sui gruppi che hanno segnato tappe importanti nella sua evoluzione musicale e sociale: gli Smiths all'inizio degli anni '80 non propongono la solita immagine del gruppo di successo a Top of the Pops, e appena finita la registrazione tornano nella loro Manchester a tenere un concerto per festeggiare con il loro pubblico.
Il gruppo ha completa libertà nelle proprie scelte discografiche e di immagine e i loro concerti vedono il pubblico partecipare salendo sul palco: il gruppo si riallaccia all'estetica punk in cui il cantante non è una star.
Si passa poi a trattare di un altro gruppo di Manchester, gli Stone Roses che con il loro modo di fare spesso arrogante e il loro suono da ballare impostano una nuova immagine di band che vuole e può avere successo. Il gruppo però ha diverse difficoltà e si scioglie dopo il secondo album lasciando il panorama inglese di inizio anni '90 in preda al Grunge americano.
È in questo clima che si inizia a sviluppare il Brit Pop: con gruppi come Suede, Blur e Oasis l'indie riesce ad entrare nelle case di tutti, anche al di fuori dell'Inghilterra, trasmesso dalle televisioni e dalle radio di mezzo mondo.
Il documentario punta molto sull'importanza del concerto che gli Oasis hanno tenuto a Knebworth nel '96 di fronte a 250.000 persone. È indicativo di una questa situazione il fatto che questo sia stato più grande concerto della musica inglese.
L'indie si celebra con un concerto che neanche i Queen avevano organizzato. Non è una vera e propria contraddizione, il documentario non punta il dito contro gli Oasis, ma segna senza dubbio una svolta considerevole: dopo che Wonderwall è diventata un successo internazionale molti gruppi indipendenti hanno provato a proporre ballate melodiche, trovando spesso il successo internazionale.
Arrivati a questo punto l'indie aveva assolutamente cambiato faccia, sono stati i Libertines all'inizio del nuovo millennio a riallacciarsi al lavoro degli Smiths: uno stretto legame con il pubblico favorito anche da un uso sapiente di internet, tanta voglia di suonare ovunque improvvisando concerti anche nelle case dei propri fan.
Negli ultimi anni diversi sono i gruppi che, rinvigoriti dallo spirito dei Libertines, proseguono su questa strada: Franz Ferdinand, Kaiser Chiefs, Babyshambles.
A rendere interessantissimo il documentario non sono solo gli spezzoni da concerti o trasmissioni televisive d'epoca, quanto gli interventi dei protagonisti (Johnny Marr, Noel Gallagher, Mani, Peter Doherty, Brett Anderson, Damon Albarn, il produttore Stephen Street e diversi giornalisti dell'NME, tra gli altri)". vinrock.


Posso chiederti dove lo hai recuperato? Mi interessa molto!