A me piacciono i cover album realizzati da quegli artisti che, magari prendendosi un anno sabbatico dallo scrivere nuove melodie, o per mancanza di ispirazione o per volontà loro, si dedicano ad interpretare e a dare nuova "vita" a pezzi che magari per età, per sonorità hanno addosso quel poco di polvere che andrebbe ripulita.
Il secondo album di Mark Ronson, "Version" (Columbia 2007) è un lavoro che segue questa corrente, altamente ambiziosa, di reinterpretare e di non limitarsi alla copia di vecchi classici o anche di brani semi-sconosciuti...
Il 32enne inglese, che di professione si alterna fra produttore e Dj, con il suo brillante e strano accento (non molto britannico, e non abbastanza americano), trova il tempo anche di cantare e di proporre, appunto, alcuni brani che lo hanno portato ad essere uno degli artisti più acclamati dalla critica e dal mondo musicale in genere degli ultimi tempi.
La prima difficoltà nel proporre un album di proprie "versioni" è la selezione dei brani originali, che Ronson supera brillantemente, proponendo pezzi molto ricercati ed accattivanti.
Tutti i brani si prestano molto bene a questo trattamento di rielaborazione, la maggior parte dei brani proviene infatti dal filone che va dal brit pop anni 60 allo ska più leggero, dal funky al più moderno hip-pop.
Per darvi un'idea dell'ecletticità di quest'uomo e del suo coraggio, si va dai Coldplay ai Radiohead, dai Jam agli Smiths, da Britney Spears a Kasabian.
L'anima del Dj si sente moltissimo, ogni pezzo viene completamente rielaborato nella sezione ritmica, inserendosi con il suo stile funky, hip-pop, R&B, reggae, dando a tutti un suono moderno con un pizzico di retrò e rendendoli quasi tutti più mossi, più ballabili.
Tantissimi gli ospiti che danno il loro contributo all'album, alternandosi alla voce.
Dalla amorevole vocalità di Daniel Merriweather nel brano "You keep me hanging on" (dei Supremes) a Amy Winehouse ospite della solare "Valerie" (originalmente scritta dagli Zutons) a Lily Allen che ci delizia nella funkeggiante "Oh my God", un remake della canzone dei Kaiser Chief.
Molto bella anche la versione di "Stop me if you think you've heard this before"degli Smiths, e quella strumentale dei Coldplay "God put a smile on your face" che si sviluppa in un groove funky con una sezione di trombe e fiati molto importanti.
Questo ci mostra un ottimo talento, sia di arrangiatore che di cantante, così da far scorrere l'album in modo molto piacevole.
Trascinante anche la versione della canzone dei Maximo Park "Apply some pressure" cantata da Paul Smith, a cui viene fornito un leggero accento ritmico ska, quasi fosse più un andamento di Marcia che di melodia pop .
Oltre a questo, vi assicuro che di questo Mark Ronson ne risentiremo parlare molto bene negli anni a venire, unica indicazione dopo l'ascolto: l'obbligo di andarsi a ripescare le versioni originali, vi assicuro che a volte può essere molto divertente e affascinante riscoprire dei piccoli gioielli di cui non si conosceva presenza nell'enorme mondo musicale.
La prima difficoltà nel proporre un album di proprie "versioni" è la selezione dei brani originali, che Ronson supera brillantemente, proponendo pezzi molto ricercati ed accattivanti.
Tutti i brani si prestano molto bene a questo trattamento di rielaborazione, la maggior parte dei brani proviene infatti dal filone che va dal brit pop anni 60 allo ska più leggero, dal funky al più moderno hip-pop.
Per darvi un'idea dell'ecletticità di quest'uomo e del suo coraggio, si va dai Coldplay ai Radiohead, dai Jam agli Smiths, da Britney Spears a Kasabian.
L'anima del Dj si sente moltissimo, ogni pezzo viene completamente rielaborato nella sezione ritmica, inserendosi con il suo stile funky, hip-pop, R&B, reggae, dando a tutti un suono moderno con un pizzico di retrò e rendendoli quasi tutti più mossi, più ballabili.
Tantissimi gli ospiti che danno il loro contributo all'album, alternandosi alla voce.
Dalla amorevole vocalità di Daniel Merriweather nel brano "You keep me hanging on" (dei Supremes) a Amy Winehouse ospite della solare "Valerie" (originalmente scritta dagli Zutons) a Lily Allen che ci delizia nella funkeggiante "Oh my God", un remake della canzone dei Kaiser Chief.
Molto bella anche la versione di "Stop me if you think you've heard this before"degli Smiths, e quella strumentale dei Coldplay "God put a smile on your face" che si sviluppa in un groove funky con una sezione di trombe e fiati molto importanti.
Questo ci mostra un ottimo talento, sia di arrangiatore che di cantante, così da far scorrere l'album in modo molto piacevole.
Trascinante anche la versione della canzone dei Maximo Park "Apply some pressure" cantata da Paul Smith, a cui viene fornito un leggero accento ritmico ska, quasi fosse più un andamento di Marcia che di melodia pop .
Oltre a questo, vi assicuro che di questo Mark Ronson ne risentiremo parlare molto bene negli anni a venire, unica indicazione dopo l'ascolto: l'obbligo di andarsi a ripescare le versioni originali, vi assicuro che a volte può essere molto divertente e affascinante riscoprire dei piccoli gioielli di cui non si conosceva presenza nell'enorme mondo musicale.


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