Il titolo del loro primo lavoro potrebbe trarre in inganno: Funeral, (Marge, 2004). Si, certo, si dirà che l'album ha a che fare con la morte di alcuni parenti del gruppo durante la fase di registrazione, ma questo album di funebre ha poco o niente.
La coppia emergente della scena indie ha creato ballate pop piene di enfasi, per niente banali, anzi se devo essere sincero il primo ascolto di Funeral tradisce proprio per la complessità dei brani.
Complessità dovuta principalmente da due aspetti:
I due comunque hanno avuto tutto dalla loro parte sin dal principio, fortuna (un loro brano è stato scelto dagli U2 come apertura del loro famigerato Vertigo Tour 2005-2006, regalando una pubblicità mondiale al gruppo) ma soprattutto talento, se è vero che Chris Martin (leader del ben più noto gruppo Coldplay) dopo averli visti in un concerto ha dichiarato di aver visto il più grande gruppo della storia.
Si parte con Neighborhood #1 - Tunnels, traccia personalmente più coinvolgente, densa di arrangiamenti orchestrali notevoli, con chitarre, voci ( nel finale soprattutto) e tastiere che mi ricordano Jarvis Cocker e i suoi Pulp.
Neighborhood #2 - Laika è la prova del loro intreccio folk-new wave, con una fisarmonica e un violino accanto a chitarre acide alla Talking Heads, e intrecci di xilofono decisamente azzeccati.
La terza traccia Rebellion - Lies è una classico pop dai toni dolci e "scozzesi", una ballata mai banale che scorre con una bella chitarra acustica per poi arrivare al finale decisamente più incisivo ed elettrico.
Decisamente di impatto diverso è l'inizio di Neighborhood #3 - Power Out, tagliente e cupa nelle parti orchestrali ma maggiormente energica nelle parti cantate. Caotica e trascinante.
E poi, come per sorpresa ecco gli U2 più dolci, il Bono Vox canadese azzecca tutto, la gentilezza, la semplicità, il pop da camera di Neighborhood #4 - 7 Kettles è da brividi confermando che le cose semplici toccano l'animo di chi ascolta più di ogni altra cosa.
In Crown of Love c'è spazio anche per un riferimento a Burt Bacharach, una ballata che, con un piano e un violino stile valzer e un controcanto femminile incastrato a meraviglia, passa dalla calma ipnotica all'agitazione, alla vivacità di un classico dance.
Pezzo eccezionale a mio parere.
Wake Up è una chitarra hard-rock, violoncello e cori in grande stile, per una melodia e una sezione ritmica che ti conquistano ascolto dopo ascolto. Il finale del brano mischia un'orchestrazione da ninna nanna a chitarre e voci alla Lou Reed.
Chassagne contribuisce con un canto delizioso nella successiva Haiti, un omaggio al suo passato nel paese natale, una melodia leggermente distorta franco-inglese con un tappeto di chitarra acustica e suoni elettroacustici che rimandano alle ballate più spensierate dei Ladybug Transistor, che danno al brano una linea e una ritmica cadenzata e trascinante.
Riecco spuntare le linee di basso e piano degli U2 e le chitarre dei Franz Ferdinand nel penultimo brano, Rebellion, una canzone però molto meno "arrangiata" delle altre, più semplice e di conseguenza più orecchiabile.
L'album si chiude con The Backseat, una dolce ballata barocca con la dolce voce eterea e sussurrata della Chassagne, con un'apertura degna dei Coldplay con tutti gli strumenti a corda e a percussione che lentamente rumoreggiano e si intrecciano dando alla canzone un'immagine solenne.
Sotto il video della canzone che apre Funeral, Neighborhood #1 - Tunnels.
Complessità dovuta principalmente da due aspetti:
- quindici musicisti: voci, basso, chitarre, piano e batteria ovviamente in primo piano, ma anche archi, fisarmoniche, xilofoni e synth così saggiamente orchestrati da rendere questi Arcade Fire un mix di elettricità orchestrale, psicadelia e glamour, punk e folk;
- in secondo luogo dalla loro provenienza canadese, non che nascere in Canada rende complessi di natura, ma qui si alternano liriche in inglese e in francese (Montréal, la loro città, è la terza città francofona dopo Parigi e Kinshasa).
I due comunque hanno avuto tutto dalla loro parte sin dal principio, fortuna (un loro brano è stato scelto dagli U2 come apertura del loro famigerato Vertigo Tour 2005-2006, regalando una pubblicità mondiale al gruppo) ma soprattutto talento, se è vero che Chris Martin (leader del ben più noto gruppo Coldplay) dopo averli visti in un concerto ha dichiarato di aver visto il più grande gruppo della storia.
Si parte con Neighborhood #1 - Tunnels, traccia personalmente più coinvolgente, densa di arrangiamenti orchestrali notevoli, con chitarre, voci ( nel finale soprattutto) e tastiere che mi ricordano Jarvis Cocker e i suoi Pulp.
Neighborhood #2 - Laika è la prova del loro intreccio folk-new wave, con una fisarmonica e un violino accanto a chitarre acide alla Talking Heads, e intrecci di xilofono decisamente azzeccati.
La terza traccia Rebellion - Lies è una classico pop dai toni dolci e "scozzesi", una ballata mai banale che scorre con una bella chitarra acustica per poi arrivare al finale decisamente più incisivo ed elettrico.
Decisamente di impatto diverso è l'inizio di Neighborhood #3 - Power Out, tagliente e cupa nelle parti orchestrali ma maggiormente energica nelle parti cantate. Caotica e trascinante.
E poi, come per sorpresa ecco gli U2 più dolci, il Bono Vox canadese azzecca tutto, la gentilezza, la semplicità, il pop da camera di Neighborhood #4 - 7 Kettles è da brividi confermando che le cose semplici toccano l'animo di chi ascolta più di ogni altra cosa.
In Crown of Love c'è spazio anche per un riferimento a Burt Bacharach, una ballata che, con un piano e un violino stile valzer e un controcanto femminile incastrato a meraviglia, passa dalla calma ipnotica all'agitazione, alla vivacità di un classico dance.
Pezzo eccezionale a mio parere.
Wake Up è una chitarra hard-rock, violoncello e cori in grande stile, per una melodia e una sezione ritmica che ti conquistano ascolto dopo ascolto. Il finale del brano mischia un'orchestrazione da ninna nanna a chitarre e voci alla Lou Reed.
Chassagne contribuisce con un canto delizioso nella successiva Haiti, un omaggio al suo passato nel paese natale, una melodia leggermente distorta franco-inglese con un tappeto di chitarra acustica e suoni elettroacustici che rimandano alle ballate più spensierate dei Ladybug Transistor, che danno al brano una linea e una ritmica cadenzata e trascinante.
Riecco spuntare le linee di basso e piano degli U2 e le chitarre dei Franz Ferdinand nel penultimo brano, Rebellion, una canzone però molto meno "arrangiata" delle altre, più semplice e di conseguenza più orecchiabile.
L'album si chiude con The Backseat, una dolce ballata barocca con la dolce voce eterea e sussurrata della Chassagne, con un'apertura degna dei Coldplay con tutti gli strumenti a corda e a percussione che lentamente rumoreggiano e si intrecciano dando alla canzone un'immagine solenne.
Sotto il video della canzone che apre Funeral, Neighborhood #1 - Tunnels.


Lascia un commento